Isabelle Palenc, in tutta libertà,

Non si nasce pittore o scultore, lo si diventa. Isabelle Palenc lo sa bene, lei che ha saputo prendere il tempo dell’apprendistato, del viaggio e della scoperta, per percorrere la lunga storia dell’arte, ponendo le sue basi prima di trovare il suo proprio itinerario creativo. Poi il tempo è venuto , ... per mettere al mondo ed offrire i suoi primi quadri e sculture ai nostri sguardi. Con che lirismo e con quale energia, all’altezza dell’universo interiore dell’artista, infine più sperimentata e sollevata, pronta a dare libero corso alle sue visioni. Ciascuna delle sue opere pittoriche dove si legge la traccia più o meno scura dell’espressionismo astratto mette in luce il punto cieco di un’interazione, addirittura di una tensione , contraddittorio o opposto, tra l’uomo e l’ambiente naturale, la donna e la Storia, il dentro e l’esterno.Le sue sculture, di ferraglia arrugginita o di lamiera incidentata, che lei qualifica molto giustamente di "sviamento di oggetti", partecipano tutto quanto alla sua ricerca angosciata ma fiduciosa. A questo riguardo, tutta l’opera di Isabelle Palenc potrebbe essere posta sotto l’emblema di una delle sue sculture: una donna afgana, chiusa nel suo abito tradizionale (qui fatto di lamiera), trova un’uscita al suo grido di rivolta grazie ad uno strappo fatto nell’armatura.

Un dono di libertà, certo fragile e fugace, ma che ogni artista fra cui Isabelle Palenc, istilla in ogni cosa come un fluido segreto.

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